ESSERE DRAGO

2021
ink and marker on 
handkerchiefs

104cm x 83cm cad

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< É come una camicia sporca. Sporca di sudore, di macchie, di polvere, di terra, di gesti che si attaccano addosso, sul petto umido. Respiri, ti muovi, corri, sbatti, giri, vivi nella tua camicia che è sporca e tu non lo sai. Un fazzoletto bianco che si colora di abitudini, mansioni, lavori duri, odori forti, di linee, di ruoli, di generi, di libertà diverse. É da lavare la tua camicia? Non lo sai, non lo puoi sapere perché sei nei tuoi confini, segui il tuo padrone, libero nel tuo spazio finito e non puoi accorgerti che il colore cola, s’infiltra, si contagia e supera i bordi e sì la camicia è sporca e qualcuno lo vede. >

Un lavoro grafico e introspettivo che avvalendosi di un supporto, come il fazzoletto di carta, mette in evidenza il concetto di fragilità. I disegni in gran formato sono composti come un collage tra donna e cani, con colori accesi e densi. Questo lavoro si fa portatore di una ricerca d’identificazione, di una libertà intesa come combinazione di elementi, come desiderio, come movimento, come spazio che si perde nell’intensità del colore, come liberazione dal pudore. “Essere Drago” per riuscire ad andare al di là della propria forma e del proprio genere e sovrapporsi alle cose che ci circondano e cercare di perdere la gravità del nostro corpo, di vivere il relazionarsi ad un altro sesso, ad un altra specie come un collage fatto di precari equilibri, di sostituzioni , peli e nudità.

A graphic and introspective work that, using a support, such as a paper handkerchief, highlights the concept of fragility. The large format drawings are composed like a collage between woman and dogs, with bright and dense colors. This work is the bearer of a search for identification, of a freedom understood as a combination of elements, as desire, as movement, as a space that is lost in the intensity of color, as a liberation from modesty. "Being a Dragon" to be able to go beyond one's own form and gender and overlap the things that surround us and try to lose the gravity of our body, to experience relating to another sex, to another species as a collage made up of precarious balances, of substitutions, hair and nudity.

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